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Salerno, Calabrese inaugura personale: “Festa di Istanti” Stampa E-mail
Friday 30 November 2007
ghsa Venerdì 30 novembre, alle ore 20.30, nell’Hall del Grand Hotel Salerno l’artista leccese Franco Calabrese inaugurerà la sua personale, dal titolo “Festa di Istanti”. La mostra, che verrà presentata dalla giornalista Francesca Blasi, rimarrà aperta fino al 30 dicembre 2007. Il pittore e scultore, per la prima volta a Salerno, esporrà molte opere inedite.
I suoi dipinti appaiono come delle istantanee di vita, attimi di impareggiabile fugacità che la sua fantasia e la sua attenta sensibilità di artista riescono a scorgere e a riportare su tela, in un gioco in bilico tra tangibile e immaginato. Franco Calabrese colpisce, oltre che per la sua arte, anche per il suo stesso essere. Si allontana totalmente da quello che è lo stereotipo dell’artista, che solitamente si “nutre” di devastante pessimismo o di totalizzante eccentricità. Ed invece il pittore e scultore salentino ha la capacità di estrapolare dalla vita e dalla semplice quotidianità la linfa vitale per la sua ispirazione creativa.

Nonostante la sua firma sia inconfondibile ed il suo tratto distinguibile tra tanti, Calabrese riesce a non fossilizzarsi in un’idea concettuale, ma si lascia animare da continue visioni che spaziano dall’astratto al simbolico che rintraccia, comunque, una concretezza rimarcata pur sempre dai contorni pittorici. La sua tavolozza è stracolma di colori che non hanno nulla di scontato. Variano a seconda del suo umore. Diventano sfumature caratterizzanti di quelli che sono i suoi sentimenti, le sue perplessità, le sue solari confusioni. Le pennellate, morbide ed abbondanti, trasudano di giocosa carnalità e malinconica delicatezza.

Le sue sono donne complesse, dai tratti sfumati eppure delineate nella loro sessualità così velata e sfacciatamente romantica. Dai colli affusolati, con quella vezzosa espressione sibillina, richiamano le figure femminili immortalate dal Modigliani. I suoi quadri sono pieni di volti, di nomi dimenticati, di immagini rubate al tempo, di paesaggi che, se non fosse per la sua pittura che li ha strappati all’oblio, oggi sarebbero solo un sottile ricordo di qualcosa che forse accadde, un’ombra che fluttuerebbe nella nostra sfrontata dimenticanza, nella nostra assente disattenzione di quel momento che fu. Le sue opere sono rasserenanti perché non vi è alcuna percezione di rivalsa o di esortazione, ma solo la voglia di raccontarsi e di raccontare qualcosa che si è vissuto o solo assaporato per un secondo.

I quadri di Calabrese assomigliano a precisi scatti fotografici. Ogni sua opera è un rimembrare, uno sguardo fugace lanciato fuori dalla finestra, da dove si riescono a cogliere le trasformazioni della Natura, di quella creatura che sopravvive indisturbata all’uomo. Ed allora l’artista ritrae farfalle che si posano con delicata fermezza su petali dai densi colori. Uccelli variopinti che si pavoneggiano nel cielo che, invece di essere infuriato, sembra adeguarsi anch’esso a questa totale armonia e si rasserena in un blu cobalto.

La Natura, con Calabrese, diventa linguaggio per dialogare con gli altri esseri umani. Si riappropria della sua funzione di tramite affinché si possa finalmente contemplare un mondo migliore fatto di splendente idealità e primitiva coscienza di quanto essa stessa sia necessaria. Ed è proprio questa voglia di preservare la Natura che lo ha portato a sperimentare anche nuovi esperienze artistiche, andando oltre la pittura, inabissandosi in giochi scultorei che propongono ulivi secolari e rami che si intrecciano in giochi di abbracci stilizzati.

L’arte di Franco Calabrese ha in sé racchiusa una ardente contraddizione. Immortala frammenti di vita che l’attimo dopo, però, possono essere già scomparsi. Ed è proprio in questo alternarsi di caducità ed eternità che trasforma le sue farfalle in creature che diventano monito per la brevità della vita e, al contempo, inno alla libertà ed a duratura felicità. Osservando le sue opere ci si trova dinanzi a sguardi che non lasciano trasparire alcun pensiero. Bocche socchiuse in attesa di un bacio mai dato, o di una frase interrotta l’attimo prima di esser detta. Bambini sul punto di un capriccio che rimane, però, anche in questo caso, sospeso. Il pittore arriva prima che il gesto si compia e lascia che sia la fantasia dello spettatore a metter la parola “fine” alla sua pittorica storia, che altro non è che una infinita festa di istanti.

BIOGRAFIA DI FRANCO CALABRESE
L’artista, nato a Nardò (Le), ha conseguito gli studi artistici, frequentando l’Istituto d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Firenze e Lecce nel corso di decorazione di Raffaele Spizzico. Le sue opere sono custodite nel Museo Nazionale “Gli Etruschi di Vada” (Li), alla Pinacoteca Europeen Wepion (Belgio) e in molte collezioni private.
 
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